Franco Scoglio, il “Professore”

Un figlio del sud che non amava parlare ad minchiam [1]. Una laurea in Pedagogia, alcuni anni d’insegnamento all’Istituto Agrario di Palmi, e per tutti Franco Scoglio da Lipari era il Professore.

Cresciuto a pane e cipolle, da piccolo dormiva su un letto di pietra pomice con sopra la paglia. Scoglio era un allenatore di lotta e non di governo. Teorizzava la ribellione dei giocatori e spesso non si presentava agli allenamenti:

Ci vanno i miei collaboratori. I calciatori devono avere la libertà di criticarmi (…) Io non comando i giocatori, li guido non sono un tipo da giacca e cravatta. Solo chi è nato in un’ isola può sapere che cosa significhi il gusto della libertà e dell’ esplorazione, la voglia di partire e di sbarcare.[2]

Reggina, Gioiese, Messina, Acireale, Spezia, Crotone, Akragas, Bologna, Udinese, Lucchese, Pescara, Torino, Cosenza, Ancona, Napoli, Tunisia, Libia ma soprattutto Genoa. Tante panchine, troppi campionati a metà. La filosofia calcistica del professore ha avuto meno successo di quello che avrebbe potuto raggiungere. «Mi ha rovinato Berlusconi».[3] diceva, individuando nel calcio degli anni Novanta, con l’ansia di successo e l’aumento di costi e stipendi, la fuga dalla realtà.

Dopo un’ottima parentesi con la Tunisia, da lui creata e portata ad un passo dai Mondiali, firmò per la panchina della Libia. A Tripoli inizialmente il professore voleva conquistare il colonnello Gheddafi cercando la sua stima:

Non ancora, me lo devo meritare. Devo spingerlo ad interessarsi di me. Comunque non c’ è uno al mondo che non vorrebbe incontrare un uomo di così grande personalità, coerenza e coraggio. A Tunisi ne avevo conosciuto uno simile: Bettino Craxi, un amico, torinista.[4]

Intanto doveva però fare i conti con la figura ingombrante di Gheddafi jr, calciatore ma anche presidente federale:

L’ Ingegnere (come Gheddafi jr amava essere chiamato ndr.) ha dato un impulso straordinario al calcio libico. Come giocatore ha qualità tecniche, ma dovrà lavorare più di tutti, se gli altri faranno 10, lui dovrà fare 20. Ha un sinistro importante, è un calciatore su cui lavoreremo. Ho una cosa in testa per lui.[5]

I rapporti con il rampollo libico si inclinarono quasi subito. Il Professore non accettava ricatti da nessuno, non amava pressioni, nemmeno se venivano da un dittatore. Secondo lui, Saadi Al-Gheddafi era “un vanesio, un uomo di bassissimo livello”, e non poteva trovargli per forza un posto in formazione.[6] Tale atteggiamento non poteva certo essere tollerato, così in seguito alla sconfitta per 3-2 subita dal Congo nelle qualificazioni per la Coppa d’Africa, arrivò l’esonero per l’allenatore italiano. La federcalcio libica giustificò la decisione con un comunicato[7] nel quale si parlava di una crisi interna, crisi generata dalle dimissioni proprio del presiedente/giocatore Saadi Gheddafi.

Scoglio incassò il colpo e, come suo stile, non esitò a rispondere per le rime:

La verità è che con me il figlio di Gheddafi in nazionale non ha giocato e non giocherà nemmeno un minuto. E poi mi sono rifiutato anche di allenare la sua squadra di club.[8]

Il gesto, definito eroico da alcuni giornali italiani, incoronò il professore: «Arriva da Franco Scoglio la riscossa morale degli allenatori. (…) Onore a Scoglio, ci vuole del fegato a scagliarsi così contro il clan Gheddafi.»[9]

[1] Citato in Stella Gian Antonio, Trapattoni, lo straparlare di un genio, Corriere della sera, 28 marzo 2001.
[2] [3] Perrone Roberto, La leggenda del Professore nato povero che teorizzava la ribellione dei giocatori, Corriere della Sera, 4 ottobre 2005.
[4] [5] Perrone Roberto, Scoglio l’ africano: «In Libia cercherò la stima di Gheddafi», Corriere della Sera, 13 gennaio 2002.
[6] Scoglio, uno zingaro del pallone da Lipari alle panchine africane, repubblica.it, 3 ottobre 2005.
[7] (Spr), Calcio, Libia: Scoglio esonerato per dimissioni Gheddafi, repubblica.it
[8] Rre/Gs, Calcio: Scoglio, sono fuori perché ho detto no a Gheddafi, Adnkronos, 19 settembre 2002.
[9] Corrado Sannucci, il brocco Gheddafi, repubblica.it , 19 settembre 2002.

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