Quando è finito tutto, ero felice

Quando è finito tutto, ero felice.
Per finito intendo finito finito eh, quando chiudi gli occhi e smetti di respirare e tutti piangono e ti infilano in una cassa e ti sotterrano e lì, davvero, finisce tutto. Cazzo, se finisce tutto.
E io ero felice. E noi eravamo felici.
Ma ci pensate? Se ne va uno dei più grandi intellettuali che il calcio abbia mai conosciuto ed eravamo felici. Se ne andava un compagno ed eravamo felici. Se ne andava l’ennesima vittima di quella disgrazia che si chiama alcolismo e noi eravamo felici. Felici però in un senso strano. Cioè, mica contenti. Eravamo distrutti, sia chiaro. Però felici.

Lui l’ha sempre detto: se proprio devo morire, muoio di domenica e con il Corinthians campione. E così è andata, perché non poteva andare altrimenti. Perché mentre il nostro compagno chiudeva gli occhi per sempre il Corinthians diventava campione del Brasile.

E quando Socrates è morto, proprio che chiude gli occhi e smette di respirare e le cose che dicevo prima, lui era felice. E io ero felice.
E tutti noi eravamo felici. Perché quando è finito tutto, ma finito finito eh, in realtà non è finito niente.

“Fuori dagli schemi”, minutosettantotto.it

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