Per Franco Mancini

Il Mancio preferiva spianare il suo sguardo torvo, da bounty killer leoniano, sull’attaccante in corsa. Questione di attimi, di coraggio, di posizione. Rimaneva piantato sul terreno fino all’ultimo secondo. Le mani a tenaglia, i quadricipiti in ebollizione. Come davanti al Roberto Baggio juventino, quel pomeriggio di settembre, quasi vent’anni fa. L’imminente Pallone d’oro inventa uno …

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